LUIGI  MARZO

nasce nel Salento e vive e lavora a Perugia fin dai tempi dell'università dove si laurea in Giurisprudenza.

La sua lunga e ricca ricerca pittorica  è stata presentata in molte esposizioni  personali e collettive sia in Italia che all'Estero.

E' autore, tra l'altro, di numerose interpretazioni pittoriche di monumenti umbri, ed ha realizzato calendari artistici e litografie. Alcune di esse, raccolte in cartelle, sono state utilizzate per la promozione del territorio umbro alla BIT di Milano a cura della Provincia e del Comune di Perugia. E' stato anche autore del manifesto di Umbria Jazz Winter 12 e dell'opera “Fiume Oceano” donata alla Grand Valley State University di Grand Rapids Michigan dopo una sua performance. La sua ricerca pittorica ha avuto un significativo punto fermo nella recente mostra “Impronte”. Ed è da lì che Marzo riparte verso un altro orizzonte di positività con un l'alfabeto di “segni/simboli”. Un comportamento pittorico del tutto personale in cui l'intaglio del colore porta sempre a nuove forme e le cromie si combinano tra loro sulla tela, come le note si combinano su un pentagramma, facendo risuonare voci archetipiche e

 

 

 

Con homo ludens del 1939 il grande storico Johan Huizinga, scompaginando i principi delle filosofie idealistiche, della storia, provocatoriamente teorizzò come costante dei comportamenti culturali il gioco, ritenendolo un elemento imprescindibile dei fenomeni sociali. E quest’allora straordinaria concettualizzazione di un fenomeno tenuto ai margini della cultura “alta” mi è balzata alla memoria appena osservate le opere di Luigi Marzo. Ma attenzione, non può essere soltanto,  quello di Luigi, un pur accattivante gioioso e vitalistico gioco che calibra con consumata maestria i rapporti tra forma e colore: che pure, poste in questa forma riduttiva, le sue opere si aprono ad un orizzonte di positività, di fiducia nella ragione che sembra pensare se stessa come aspirazione, mi verrebbe da dire, al “bello” e al “buono” di rinascimentale memoria. I titoli delle stesse opere, quando non sono una divertita tautologia – e penso tuttavia alla leggerezza ironica di un Palazzeschi –, incanalano intrusioni significanti di una dimensione  più profonda e

 

 

certamente più complessa. E dunque “Icaro” o il “cavallo alato” come fuga, anzi approdo alle profondità del mito, e perciò le forme si fanno dinamiche a tratti vorticose e vermicolanti per un fremito corposo, tattile, che compone e scompone le forme su piani paralleli con quello di fondo, che è quasi sempre la profondità del cielo o viceversa quella del mare che nel mito mediterraneo è la stessa cosa. Si osservi “civiltà sommersa”; un fantastico andirivieni tra le profondità dell’elemento primordiale e la sua superficie come qualcosa che si offre allo sguardo per sprazzi – come un labile ricordo – per poi sparire nel nulla non prima di aver lasciato una traccia indelebile. Proprio come sull’attonito sguardo durante improvvisi “bagliori notturni”. Così queste civiltà sommerse, questi lampi, il “castello di Almis” diventano come impronte di un tempo che scorre non circolarmente ma linearmente. E allora il “gran gioco” messo in moto da Marzo, oltre la dimensione ludica, si svela come il gran gioco della vita.

Mario Cazzato

 

FR   IT

Luigi Marzo

 

Né à Presicce en Italie, il vit et travaille à Pérouse en s’occupant tour à tour ses activités de peintre et de graphiste. Après une licence en droit, il abandonne cette voie pour se consacrer complètement à la peinture.

www.luigimarzo.it  -  info@luigimarzo.it

Les thèmes dominants de son travail pictural sont le trait et la couleur mêlés à une certaine rigueur, deux pôles qui se suivent en se renouvelant dans un monde d’essences où  la fascination des mythes méditerranéens aux couleurs tendres et solaires se confond  avec la géométrie des formes évocatrices et énigmatiques en progression constante.

Il a tant de choses à dire qu’il n’éprouve jamais l’envie de se poser (“nulla dies sine linea”) ‘pas un jour sans tracer une ligne’ et, ce que dit le célèbre peintre grec Apelle semble pouvoir très bien  s’appliquer à la recherche de Luigi Marzo, qui avec une grande détermination a expérimenté un grand nombre de techniques et de possibilités en cherchant et trouvant continuellement de nouveaux équilibres.

Pour lui aujourd’hui plus qu’hier, peindre signifie se confronter à un monde nouveau grouillant de vie. Dans presque chacune de ses œuvres, il y a une richesse symphonique de formes, d’éléments et de significations, tous soigneusement orchestrés et profus dans le but de décoder les secrets spirituels du réel, de trouver ce qui encore n’avait jamais été trouvé, de révéler ce qui n’est pas exprimé et de le communiquer. Nous nous trouvons donc face à un peintre et un graphiste faisant montre d’un très grand professionnalisme. Mais Luigi Marzo ne s’arrête pas là, c’est un artiste complet qui souffre et vit intensément ses oeuvres. En elle, il recueille avec génie le rythme des choses et de la vie : il met en scène l’allure, le voyage, l’élévation en composant à chaque fois des signes mobiles et des fonds de couleurs dans une tension éternelle.

Dans l’exposition « impronte » les formes, les couleurs, les contrastes, les nuances sondent ce qui n’est pas encore compris ou dit et qui reposent dans les eaux méditerranéennes ancestrales de notre nature profonde.

Ainsi l’esthétique de chacune de ces oeuvres, innovantes et familières à la fois, libère de grandes énergies et déchaîne des émotions inattendues que l’on a jamais éprouvé auparavant.

 

 

Luigi Marzo

 

Nasce a Presicce (LE) Italia, vive e lavora a Perugia alternando l'attività di pittore a quella di grafico creativo. Dopo la laurea in Giurisprudenza, abbandona la professione per dedicarsi completamente alla pittura.

www.luigimarzo.it  -  info@luigimarzo.it

I temi dominanti della sua ricerca pittorica, improntata ad una linea di rigore, sono il segno ed il colore, due “anime” dialettiche, due poli che si inseguono rinnovandosi in un puro mondo di essenze,  in cui il fascino dei miti mediterranei, dai colori teneri e solari si fonde con la geometria delle forme evocative ed enigmatiche in progresso costante. Ha tanto da dire e la bellezza della sua fatica intellettuale è quella di non provare mai la tentazione di una sosta. (“nulla dies sine linea”) “Non un giorno senza (tracciare) una linea”. Difatti la prescrizione leggendaria di Apelle mi sembra possa ben applicarsi alla ricerca di Luigi Marzo che con caparbia determinazione ha sperimentato un gran numero di tecniche e di possibilità, cercando e trovando continuamente nuovi equilibri.

Per lui oggi, come e più di ieri, dipingere significa imbattersi in un mondo nuovo brulicante di vita. Quasi in ogni sua opera c'è una ricchezza sinfonica di figure, di elementi e di significati, tutti concertati e profusi accuratamente allo scopo di decodificare i segreti spirituali del reale, di trovare ciò che non era stato ancora trovato, di svelare l'inespresso e di comunicarlo pienamente. Ci troviamo, quindi, dinanzi ad un grafico e ad un pittore di altissima professionalità. Ma Luigi non si ferma qui, è un artista completo che soffre e vive intensamente le sue opere. In esse coglie, infatti, con sapienza e genialità, il ritmo delle cose e della vita: sceneggia l'andare, l'incedere, il viaggio, il sollevarsi, componendo ogni volta segni mobili e campiture di colore in tensione perenne.

Nella mostra “Impronte” le forme i colori i contrasti le sfumature, scandagliano ciò che non ancora compreso e il non ancora detto, che riposano nelle acque mediterranee ancestrali della nostra profonda natura. Così l'esordio estetico di ciascuna di queste opere, innovative eppure con un qualcosa di familiarità, hanno un effetto estraniante ma al tempo stesso privo di estraneità, che libera grandi energie e scatena emozioni inattese e pure, mai provate prima.

 

 PRECEDENTI ESPOSIZIONI >>>