DICONO DI ME

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Da alcuni comenti…

  • … I fondi dipinti fra il mettere e il levare, l’uso di tecniche a volte sofisticate a volte semplici, per soddisfare la fantasia in atto… L’accumulazione della percezione in se e della “sperimentazione” accentua la possibile latitudine fantastica della stessa operazione che viene dal “mestiere”, ma anche da un “pensiero” costante della ricerca dell’essenza dell’arte, forse della vita…

Vittorio Bàlsebre

 

  • …I temi dominanti della sua ricerca pittorica, improntata ad una linea di rigore, sono il segno ed il colore, che come due “anime” dialettiche, due poli che si inseguono rinnovandosi in ogni contesto culturale specifico, marciano progressivamente verso l’annunciazione di una musica insolita nell’intento di delibare (“poesia dei triangoli e dei colori”), in un puro mondo di essenze, dal sapore esoterico, in cui il fascino dei miti mediterranei, dai colori teneri e solari si fonde con la geometria delle forme evocative ed enigmatiche.Il linguaggio dell’espressione è in bilico tra metafisica e mistero animato da un moto perpetuo.

Maurizio Domenico Toraldo

 

  • Non un giorno senza (tracciare) una linea”. la prescrizione leggendaria di Apelle mi sembra possa ben applicarsi alla ricerca di Luigi Marzo… dottore in legge ma grafico agguerrito per vocazione…Infatti le sue tele e i suoi disegni hanno una grazia per niente lunatica o stravagante anzi sono necessitati per virtù di un diuturno esercizio (nulla dies sine linea appunto). Hanno quelle “risonanze magnetiche” che soltanto un’arte disoggettivata si, ma non del tutto atemporale, anzi blilicata tra figura e segno puro, possiede in così gran copia…Marzo vuole fortissimamente conquistare e donare l’astrazione dell’effimero, che è una sorta -sempre- di ritorno alla placenta; ecco la spiegazione dell’infantilità poderosa e insieme aerea prodotta da questa razza di artisti antiretorici che aborriscono i tuoni della grancassa prediligendo gli arabeschi dell’arpa.

Antonio Carlo Ponti

 

  • …Lo stile è riconoscibile a prima vista, affinato da una serrata ricerca e capace di fondere il segno robusto (linea di confine tra i campi cromatici o trama fittissima, quasi di merletto) e una tavolozza splendente dove ogni tonalità assume riverberi di riflessione, ha una sua collocazione nello scacchiere mentale…Luigi si affida al suo sapere e alla potenza evocatrice del sogno, crea e fantastica, si culla nell’illusione di una spiaggia perduta e ritrovata a filo di intelletto. il risultato è straordinario, da applausi.

Mimmo Coletti

 

  • Uno stile molto personale, quello di Luigi Marzo, artista  che passa con naturalezza dalla pittura figurativa a quella astratta, utilizzando pochi, essenziali segni grafici, Abilità tecnica e capacità  di spaziare nel terreno del sogno producono effetti suggestivi di interpretazione del reale, che evocano antiche emozioni e nel contempo conducono l’osservatore in magiche atmosfere surreali, pervase da grande serenità. accompagnati da sapienti cromatismi.

Alida Nardini

 

  • Nulla linea sine die. “Realtà in itinere da coerenza stilistica et cromatica a messaggio”. Nella presente occasione si mostrano e si dimostrano le cromie salentine vissute nelle atmosfere dell’Umbria. ambedue terse nel teso dell’ali: Luigi Marzo

Giuseppe Agozzino 

(in occasione della mostra “Sulle ali di Pegaso senza mai cadere”)

 

  • Quasi in ogni sua opera c’è una ricchezza sinfonica di figure, di elementi e di significati, tutti concertati e profusi accuratamente allo scopo di decodificare i segreti spirituali del reale, di trovare ciò che non era stato ancora trovato, di svelare l’inespresso e di comunicarlo pienamente. Ci troviamo, quindi, dinanzi ad un grafico e ad un pittore di altissima professionalità. Ma Luigi non si ferma qui, è un artista completo che soffre e vive intensamente le sue opere. In esse coglie, infatti, con sapienza e genialità, il ritmo delle cose, tanto che non pochi suoi lavori sono ritmi realizzati tramite la linea e il colore. Sono i ritmi delle cose e della vita. Quest’ultima, in tal modo, mette a nudo le sue segrete qualità dinamiche, il fluire aereo o magmatico, il turbinio, ma anche la sua energia delicata, la sua mossa poesia. Così dell’Umbria, del Salento, dei paesaggi, dei cieli, dei volti, delle linee astratte e dei simboli stessi Luigi sceneggia l’andare, l’incedere, il viaggio, il sollevarsi, componendo ogni volta segni mobili e campiture di colore in tensione perenne. Nello stesso quadro ecco che sezioni, linee e cromatismi dondolanti si incontrano e si armonizzano proprio come accade in una jam session, in un concerto di blues o di jazz in “levare”, con forme artistiche decisamente innovative ma basate pure sull’antica formula dello swing. Alla fine il fraseggio e l’intero linguaggio evolvono la scena verso un altrove ricco di vita, verso un futuro sostenibile, dove la violenza e i sentimenti negativi non albergano più. Batte bandiera di pace ogni tratto di Luigi Marzo, è un progetto di dolcezza e di delicato godimento quasi ogni sua opera. Forse quanto detto può spiegare come mai, dinanzi alle sue opere, non manchi mai nel fruitore l’emozione estetica, il piacere puro. Orbene, dove s’affaccia il piacere, sosteneva Marcuse, un filosofo tutto da rivalutare, c’è anche una forte critica delle miserie quotidiane.

Pierpaolo De Giorgi

 

  • Il linguaggio di Luigi Marzo tende naturalmente all’astrazione. E non potrebbe che essere così, dal momento che l’apparato iconico utilizzato ha più a che fare con l’alfabeto dei segni e dei simboli che con quello delle forme sensibili e fenomeniche, e dal momento che l’ambizione dell’artista è quella di (ri)stabilire un ordine, di far risuonare voci e melodie arcane e archetipiche. I segni si rincorrono sulla tela dando vita a composizioni che hanno un andamento ludicamente severo; il colore, saturo e timbrico o rarefatto e sfumato, è usato con una precisa valenza spaziale e strutturale, tanto da restituire la misura della profondità, solo apparentemente sacrificata a una bidimensionalità da fregio. Su tutto, la linea nera divide e demarca, attribuisce e determina, attualizzando una ricerca che è memore della grande stagione dell’astrattismo lirico e che ha in Marzo la fonte di ispirazione più immediata ed evidente nella musica. La composizione si snoda orizzontale come un pentagramma, i segni vanno a comporre un’armonia, come fossero note musicali. I riferimenti alla realtà oggettuale, quando presenti e ribaditi nei titoli, hanno spesso a che fare con un passato primigenio, ancestrale, con un tempo in cui le lingue erano un suono che si andava via via diversificando, la scrittura un codice che si stava perfezionando. Marzo sembra voler stimolare nello spettatore moderno il recupero di una memoria antica e sapienziale, suggerendogli suoni che nascono da immagini e che sono l’eco del battito del mondo e della natura. La sua è un’archeologia pittorica, che lascia che affiorino dal magma squillante della materia forme linee e segni evocativi, totemici, arcaici. Noti, e al contempo misteriosi. E perciò affascinanti.

Cinzia Bollino Bossi

 

  • […] Il gesto creativo di Luigi Marzo, assume il significato di un’azione diretta non solo alla sollecitazione dello stupore, che pure nasce inevitabilmente, ma soprattutto alla continua riaffermazione di valori interpretativi che esulano dalla quotidianità per immergersi appieno nel salvifico mare delle meraviglie dove tutto è possibile e dove tutto diviene elemento per una dimensione esistenziale, inesplorata e nascosta.
    La realtà per lui non costituisce l’elemento da analizzare o da rappresentare, ma un humus da cui attingere per astrarre proiezioni dell’esistenza che null’altro hanno in comune con il mondo sensibile se non l’intrigante emotività che da esso proviene e che diventa pura essenza interpretativa per una dialettica nuova, avvincente, suggestiva, prorompente e viva.
    Un linguaggio il suo, affollato di elementi compositivi che scantonano la concretezza delle forme secondo regole nuove, inusuali, originali, sicuramente personali, dove alla perdita della “fisicità” si contrappone l’idealità più assoluta dentro ad un areale interpretativo che nasce, come per incanto, al di fuori di ogni simbolo riconoscibile. In quella suggestiva “capacità visiva” che tutto trasforma attraverso regole dialettiche proprie ed irreali, dove nulla è affidato al caso, ma dove tutto diviene senso razionale e percezione visiva coerente e coesa.
    E’ per questo che l’opera vive in quanto tale. Il suo mondo è il mondo in cui si forgia, nel quale prende corpo, si anima e vive.
    Esaustiva nel suo mostrarsi, non ha bisogno di altro se non di essere osservata, percepita, interiorizzata, legittimata all’interno della coscienza come dimensione di una realtà altra, dove tutto è possibile e dove il senso della vita acquista significati inesplorati e sorprendenti.
    … Luigi attinge ogni volta all’immenso scrigno dell’esistenza dove vengono custodite le nostre affezioni più vere, più forti, più prorompenti. Nulla nella sua arte è lasciata al caso. Le sue interpretazioni siano esse grafiche, pittoriche o scultoree, non si sottraggono mai al fascino di quello che non c’è o di quello che non si vede. […]

 Guido Buffoni

 

  • (…) La sua pittura ha una natura soprattutto luminosa, con gli azzurri marini intensi, i verdi che evocano le pianure, i rossi che richiamano tramonti assolati… Tuttavia non si tratta di una visione illusiva, ma piuttosto di un’essenza lirica e poetica con un colore che riesce a diventare quasi un linguaggio autonomo, ricco di una sua ricercata unicità. Sono tonalità volutamente studiate in accordi timbrici che si richiamano gli uni agli altri come accenti musicali e questa dichiarata volontà di immersione totale nel colore rivela le sue passioni. (…)

Marinilde Giannandrea

 

  • E’ la Natura la modella d’elezione di Luigi Marzo, il soggetto prediletto delle sue opere, l’origine dei suoi continui slanci creativi. Non si pensi alla mera rappresentazione del dato reale, tutt’altro; Luigi, artista di grande sensibilità e di inesauribile entusiasmo, lavorando per digressione, è riuscito negli anni ad andare oltre la superficie delle cose per pervenire a una limpidezza formale che abbaglia e ammalia, espressione di una Bellezza immota ed eterna, astratta come astratte sono le dinamiche che regolano la natura. Quella da lui elaborata è una lingua non figurativa quanto universale, rigorosa e poetica al tempo stesso, quasi fosse la trasposizione su tela di una partitura musicale. Gli strumenti usati sono linee, forme e colori, elementi basici di una realtà ideale che una volta afferrata ci rasserena, ci fa sentire parte di un Tutto, ci rimanda ai nostri primordi, a quando gli uomini sapevano ancora vivere in simbiosi con ciò che li circondava. Luigi sa attingere da un alfabeto comune, una memoria condivisa che riconosciamo immediatamente come familiare e di cui si serve, con straordinaria fantasia, per creare un sistema di comunicazione in grado di agire su più livelli cognitivi. In mezzo a forme rigorose e in perfetto equilibrio cromatico e formale, strutture di un’architettura naturale superiore, ecco fare capolino, di tanto in tanto, simbologie arcaiche, grafismi primitivi che nascono dalla sua immaginazione e recano al contempo il segno dell’eternità. Protagonista assoluto del suo lavoro è tuttavia il colore, bellissimo e seducente, che vibra e si muove dentro forme ora spigolose, ora morbide, estremamente musicali, che definiscono lo spazio. Gli accordi lineari, le relazioni ritmiche e gli accostamenti cromatici sono diretta espressione di un senso dell’ordine che è sì la cifra distintiva del suo linguaggio, ma che a sua volta risponde a quell’ equilibrio tra le parti che definisce tutto il nostro mondo. Ed ecco allora la ricchissima tavolozza dei blu, memore del mare, dove la vita ha avuto inizio e che rappresenta anche il primo orizzonte in Salento, terra di cui è originario. Gli stessi gialli, i rossi e gli arancioni accecanti ricordano i campi pugliesi, arsi dal sole, fino ad arrivare ai verdi squillanti, tipici dell’Umbria, che lo ha ormai adottato da molti anni. Tutto rimanda a una natura rigogliosa e incontaminata, in grado di funzionare benissimo senza alcun intervento umano che troppe volte, anzi, rischia di compromettere questo ingranaggio perfetto. E’ in questo senso, in conclusione, che l’arte di Luigi Marzo assume anche una forte valenza sociale, se non espressamente politica; il suo lavoro, pizzicando le corde più remote del nostro animo, ci invita a riconnetterci alla Natura, a re-imparare a riconoscere il suo respiro, perché lì risiede tutto ciò di cui abbiamo davvero bisogno.

David Menghini