DICONO DI ME

Luigi Marzo è un artista poliedrico, che intende l’arte come aspetto primario della conoscenza e come attività di ricerca. Nasce nel Salento a Presicce (Le) in una terra in cui aleggiano i miti e i ritmi del Mediterraneo. Inizia sin da giovanissimo il suo percorso artistico, dedicandosi inizialmente oltre che al disegno (in quel periodo in bianco e nero), anche alla musica. Negli anni sessanta si forma in ambienti culturali sia tradizionali che innovativi ricercando e riproponendo la musica e le tradizioni popolari salentine. Per alcuni periodi soggiorna in Svizzera e nel Kunstmuseum di Berna studia pittori come Klimt, Kandinsky, Mirò, Klee e davanti ai capolavori di questi maestri, si apre al colore come ad una grande rivelazione. Il segno e il colore vengono da lui considerati alla stessa stregua della parola e del suono, come strumenti in grado di cogliere le strutture costitutive del reale. È così che avviene, per Luigi, il passaggio dalla musica e dal suono alla pittura e al colore in modo spontaneo e naturale. L’arte viene ad essere un’indagine continua sulla realtà e non un modo di riprodurla. Le sue invenzioni astratte e le sue figure fantastiche, diventano metodi per conoscere gli infiniti aspetti dell’essere. A Perugia diventa uno dei protagonisti del fermento culturale e alternativo del “Movimento di Perugia” frequenta studi di artisti e partecipa ad esperienze pittoriche, ed esposizioni di vario genere. Si laurea in giurisprudenza ma l’interesse per l’arte lo coinvolgono sempre più, sino ad abbandonare il praticantato di avvocato, per dedicarsi alle arti visive. Apre a Perugia uno studio, dove svolge insieme all’attività artistica anche quella di grafico creativo.
Oltre alla pittura e alla musica, coltiva diverse forme d’arte: illustrazione, videoart, computerart, fotografia, scultura, ceramica.

 

Da alcuni commenti

“…… I fondi dipinti fra il mettere e il levare, l’uso di tecniche a volte sofisticate a volte semplici, per soddisfare la fantasia in atto…L’accumulazione della percezione in se e della “sperimentazione” accentua la possibile latitudine fantastica della stessa operazione che viene dal “mestiere”, ma anche da un “pensiero” costante della ricerca dell’essenza dell’arte, forse della vita…”

(Luglio 1987 – Vittorio Bàlsebre)

 

“…I temi dominanti della sua ricerca pittorica, improntata ad una linea di rigore, sono il segno ed il colore, che come due “anime” dialettiche, due poli che si inseguono rinnovandosi in ogni contesto culturale specifico, marciano progressivamente verso l’annunciazione di una musica insolita nell’intento di delibare (“poesia dei triangoli e dei colori”), in un puro mondo di essenze, dal sapore esoterico, in cui il fascino dei miti mediterranei, dai colori teneri e solari si fonde con la geometria delle forme evocative ed enigmatiche.Il linguaggio dell’espressione è in bilico tra metafisica e mistero animato da un moto perpetuo”.

(“Presenza e Memoria” Ottobre 1987 – Maurizio Domenico Toraldo)

 

“Non un giorno senza (tracciare) una linea”. la prescrizione leggendaria di Apelle mi sembra possa ben applicarsi alla ricerca di Luigi Marzo… dottore in legge ma grafico agguerrito per vocazione…Infatti le sue tele e i suoi disegni hanno una grazia per niente lunatica o stravagante anzi sono necessitati per virtù di un diuturno esercizio (nulla dies sine linea appunto). Hanno quelle “risonanze magnetiche” che soltanto un’arte disoggettivata si, ma non del tutto atemporale, anzi blilicata tra figura e segno puro, possiede in così gran copia…Marzo vuole fortissimamente conquistare e donare l’astrazione dell’effimero, che è una sorta -sempre- di ritorno alla placenta; ecco la spiegazione dell’infantilità poderosa e insieme aerea prodotta da questa razza di artisti antiretorici che aborriscono i tuoni della grancassa prediligendo gli arabeschi dell’arpa.

(Febbraio 1994 – Antonio Carlo Ponti)

 

…Lo stile è riconoscibile a prima vista, affinato da una serrata ricerca e capace di fondere il segno robusto (linea di confine tra i campi cromatici o trama fittissima, quasi di merletto) e una tavolozza splendente dove ogni tonalità assume riverberi di riflessione, ha una sua collocazione nello scacchiere mentale…Luigi si affida al suo sapere e alla potenza evocatrice del sogno, crea e fantastica, si culla nell’illusione di una spiaggia perduta e ritrovata a filo di intelletto. il risultato è straordinario, da applausi.

(“La Nazione” marzo 2003 – Mimmo Coletti)

 

Uno stile molto personale, quello di Luigi Marzo, artista  che passa con naturalezza dalla pittura figurativa a quella astratta, utilizzando pochi, essenziali segni grafici, accompagnati da sapienti cromatismi.

Abilità tecnica e capacità  di spaziare nel terreno del sogno producono effetti suggestivi di interpretazione del reale, che evocano antiche emozioni e nel contempo conducono l’osservatore in magiche atmosfere surreali, pervase da grande serenità.

(Luglio 2003 – Alida Nardini)

 

Quasi in ogni sua opera c’è una ricchezza sinfonica di figure, di elementi e di significati, tutti concertati e profusi accuratamente allo scopo di decodificare i segreti spirituali del reale, di trovare ciò che non era stato ancora trovato, di svelare l’inespresso e di comunicarlo pienamente. Ci troviamo, quindi, dinanzi ad un grafico e ad un pittore di altissima professionalità. Ma Luigi non si ferma qui, è un artista completo che soffre e vive intensamente le sue opere. In esse coglie, infatti, con sapienza e genialità, il ritmo delle cose, tanto che non pochi suoi lavori sono ritmi realizzati tramite la linea e il colore. Sono i ritmi delle cose e della vita. Quest’ultima, in tal modo, mette a nudo le sue segrete qualità dinamiche, il fluire aereo o magmatico, il turbinio, ma anche la sua energia delicata, la sua mossa poesia. Così dell’Umbria, del Salento, dei paesaggi, dei cieli, dei volti, delle linee astratte e dei simboli stessi Luigi sceneggia l’andare, l’incedere, il viaggio, il sollevarsi, componendo ogni volta segni mobili e campiture di colore in tensione perenne. Nello stesso quadro ecco che sezioni, linee e cromatismi dondolanti si incontrano e si armonizzano proprio come accade in una jam session, in un concerto di blues o di jazz in “levare”, con forme artistiche decisamente innovative ma basate pure sull’antica formula dello swing. Alla fine il fraseggio e l’intero linguaggio evolvono la scena verso un altrove ricco di vita, verso un futuro sostenibile, dove la violenza e i sentimenti negativi non albergano più. Batte bandiera di pace ogni tratto di Luigi Marzo, è un progetto di dolcezza e di delicato godimento quasi ogni sua opera. Forse quanto detto può spiegare come mai, dinanzi alle sue opere, non manchi mai nel fruitore l’emozione estetica, il piacere puro. Orbene, dove s’affaccia il piacere, sosteneva Marcuse, un filosofo tutto da rivalutare, c’è anche una forte critica delle miserie quotidiane.

(Orvieto 2005 -Umbria Jazz Winter  #12 – Pierpaolo De Giorgi )